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*** 19 APRILE 2020 ***

 

Buon giorno a tutti quelli che leggeranno quello che mi sento di scrivere riguardo al documento che ho appena finito di rileggere per la terza volta. Una lettura, anzi, rilettura lunga perché si tratta di uno sforzo encomiabile che merita la giusta attenzione e la giusta collaborazione.

Non seguo lo sviluppo del documento, ma parto dalla parte “economica” per la semplice ragione che per 15 anni sono stato dall’ “Altra parte”; sono stato assessore nel comune di Marcon e purtroppo conosco alla nausea i problemi di bilancio con i quali le amministrazioni locali si son dovute muovere in epoca di patto di stabilità e temo che ancora di più si dovranno muovere in epoca di corona virus. Attenzione, dico in epoca di corona virus e non di post corona virus, perché è chiaro a tutti che dalla gestione da questa calamità non ne usciremo in qualche mese, ma come ci stanno tutti spiegando, dovremo abituarci a conviverci piuttosto a lungo, con tutto quello che comporterà. E non sarà solo un problema di mascherine e guanti o di un generico distanziamento sociale fatto di confinamenti in casa, ma sarà con buona probabilità fatto anche di contingentamenti di accessi ai mezzi pubblici, alle scuole, ai servizi in genere con tutto quello che questo comporterà con aumenti di spesa e/o perdita di entrate (basta pensare alla banalità dei trasporti: meno gente sui mezzi, meno entrate, più costi di gestione).

Questo lungo ragionamento per dire che la richiesta degli abbattimenti dei canoni, in toto o in quota percentuale, la vedo come una cosa MOLTO, MOLTO difficilmente percorribile perché le amministrazioni avranno innegabili aumenti di spesa e non si potranno permettere diminuzioni di entrate. Forse, molto più percorribile potrebbe diventare un ragionamento veramente serio sulla gestione degli impianti costruendo proposte che diano possibilità alle società di avere delle “gestioni multifunzione” in grado di garantire forme di introiti “secondari” (dal bar agli spazi estivi per campus, ecc, ecc). E’ chiaro che questa mia visione “risente” della relativa semplicità dell’esperienza marconese e vada calibrata per una realtà molto più complessa come quella veneziana. E’ chiaro però e qui DEVO per forza fare una forzatura da “economia di guerra” che bisogna avere il coraggio politico di fare e chiedere delle scelte anche impopolari e cioè: privilegiare in assoluto tutto lo sport giovanile su quello amatoriale perché qui si tratta di garantire il futuro di una generazione e non il peterpanismo delle altre !!!!

L’altro aspetto sul quale vorrei rafforzare quel che penso di aver capito, riguarda la questione dei campionati e delle categorie. E’ chiaro che in futuro ci sarà una ulteriore moria di sponsor a qualsiasi livello e che la presenza di una “squadra monstre” come la Reyer sul territorio scatenata a cercare anche i 100 della pasticceria di quartiere, renderà tutto ancora più difficile. E di conseguenza, ancora più difficile sarà anche la sopravvivenza delle società e all’interno delle società delle singole squadre di categoria.

Ritengo per questo che sia il caso di andare oltre all’attuale configurazione a tre: Silver-Gold-Eccellenza dato che, soprattutto per i campionati gold ed eccellenza, è assolutamente visibile nelle varie classifiche una realtà fatta di 3/4 squadre altamente performanti, un gruppo di media classifica e una coda di squadre che finiscono il campionato con 2, massimo 4 punti. Credo che sia una situazione che non serve a nessuno; non aiuta i più forti a crescere e umilia chi non riesce a galleggiare, aumentando enormemente il rischio di abbandono.

Meglio 2 campionati, uno con le squadre più forti e strutturate (anche se poche, ma in grado veramente di competere tra di loro) e un altro con tutte le altre squadre, anche non diviso per gironi e dunque sicuramente più lungo ma in grado di permettere un vero confronto ed una vera crescita tra i giocatori e anche tra i tecnici. Questo, si può obiettare, potrebbe aumentare i costi, costringendo magari a un maggior numero di trasferte e forse anche più lontane, ma a mio giudizio, aumenterebbe gli stimoli tra i giocatori che, ricordiamoci, sono anche ragazzi e girare vedendo altre realtà per loro è solo che un bene !!! Su questo poi, non vorrei essere una Cassandra, ma non so sinceramente quanti tornei saranno ancora organizzabili, almeno fino a vaccini somministrati (e perciò parliamo di 1/2 anni), cosa che comunque, indirettamente, provocherà per le famiglie degli atleti minori spese.

Mi fermo qui, sottraendomi da valutazione di tipo tecnico, dato che tecnico non sono e confermando la mia disponibilità ad ogni e qualsiasi contributo per la sopravvivenza di questa più che speciale Società.

Mauro Scroccaro

 

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Ciao Mauro

Volevamo cogliere l’occasione della tua gentile mail per mettere in risalto alcuni aspetti del nostro Progetto per un Nuovo Inizio, considerando che in larghissima parte condividiamo le tue argomentazioni. Non è quindi tanto una risposta a te, quanto una riflessione generale che potrebbe ben essere un programma di lavoro. Guardando al dopo emergenza, qualcosa dobbiamo imparare; noi, nel nostro ‘Programma per un Nuovo Inizio’, abbiamo voluto evidenziarlo. Dovrà cambiare molto nel nostro mondo, ma anche in generale, soprattutto con attenzione alle cose che non vanno bene.

Una di queste è il ruolo dello sport di base, ruolo e importanza che vogliamo assegnargli. Quello che tu dici circa le finanze dei Comuni e che difficilmente sopporterebbero un minor gettito dato dai canoni. Certo. Ragionando come si è sempre ragionato, questo è probabile. L’occasione sarebbe giusta per spingere e far in modo che i punti di partenza siano diversi. Fino ad ora lo sport aveva poca importanza, basta guardare la questione strutture e spazi; palestre fatiscenti, pericolose e sporche con pochissimi interventi di manutenzione. Perché da decenni non si investe? Perché non ci sono soldi? No. Perché non si è ritenuto importante farlo. Perché c’è sempre dell’altro da fare.

Gli spazi dello sport di base sono quasi del tutto su strutture scolastiche o controllate dalla scuola. E’ sufficiente che la scuola non conceda lo spazio e le palestre rimangono chiuse, quasi fossero in disponibilità dei capricci del dirigente scolastico di turno. Perché i pochi impianti del territorio non possono essere usati, gestiti, manutenuti e controllati dalle Associazioni Sportive, che spesso sono radicate nel territorio dove svolgono attività? Sarebbero sicuramente più controllati, efficienti, più sicuri e puliti. Naturalmente le Amministrazioni devono sapere a chi vengono affidati e la scuola avrebbe il diritto della fascia oraria per le loro attività. Si rovescerebbe cosi il presupposto in vigore, dove il Dirigente Scolastico ha responsabilità su sicurezza e criteri d’uso (come non avesse abbastanza cose alle quali pensare).

L’occasione sarebbe giusta per cambiare anche il rapporto Scuola-Associazioni

sportive. Attualmente la scuola non è in grado di fare percorsi di attività sportiva da Paese civile. Non ha risorse, tempi, materiale, né progetti. Se vogliamo dare una svolta all’emergenza motoria del nostro Paese, perché non coinvolgere i tecnici delle Associazioni e avviare percorsi condivisi in tempo extra scolastico, con obiettivi e progetti formativi? Quale occasione migliore per generare una alfabetizzazione motoria che allo stato attuale è impossibile?

Le Associazioni sportive sono rimaste sole a dover affrontare mille problemi, senza soldi, con pochi impianti, nel degrado e senza prospettive. Questo perché lo sport nel territorio è spesso considerato una mucca da mungere, si interpellano le Associazioni quasi sempre solo quando sono in ritardo con i pagamenti o per inviargli gli estremi per le tasse e i canoni. Oppure si corre per premiare e per fare passerella nei momenti importanti. L’occasione sarebbe giusta per pensare allo sport di base come un investimento. Non tanto economico quanto fisico, perché migliorerebbe la qualità del movimento dei nostri giovani, li renderebbe più competenti e capaci; sarebbe un investimento sulle relazioni, perché educherebbe ad aiutare e aiutarsi, oltre che conoscersi, aprirebbe la mente alla comprensione del valore della sconfitta; sarebbe un investimento sociale perché insegnerebbe i valori, le regole e il loro rispetto, l’educazione personale e collettiva. Quale migliore occasione?

Con lo sport crescerebbero cittadini migliori. Andrebbe per questo fatto un salto di qualità fondamentale. Meno tifosi più sportivi, meno fazioni più partecipazione collettiva, meno calcio in Tv, più passione per gli altri sport e verso i grandi Campioni con la C maiuscola che lavorano ogni giorno per migliorare se stessi dando esempio a tutti. Sarebbe l’occasione per invertire fortemente la tendenza a favore dell’esigenza del Paese, cioè quello di vedere lo sport come locomotiva di crescita.

Siamo troppo legati alle formulette, ai regolamenti, alle postille, all’atteggiamento burocratico, mentre lo sport ha bisogno di altro. Meno carrozzoni inutili, meno potere, meno esercizio di autorizzazione, richieste, domande e più concretezza. Sarebbe l’occasione per una grande riforma dello sport. Nel basket giovanile ad esempio, giochi in una categoria se hai l’età, puoi essere bianco, nero, straniero, italiano di genitori stranieri, hai l’età giusta? giochi con i tuoi pari età. Basta barriere, fuori quota, ostacoli privi di qualsiasi logica. Vogliamo uno sport aperto, semplice, che crea inclusione e coinvolge. Ampliamo così la nostra base, apriamo i nostri campi e le nostre strutture. Diamo a tutti un pallone e le regole per giocarci. Basta l’idea che si possa giocare solo dove e se lo stabilisce qualcuno, con norme inspiegabili e spesso inadeguate. Una palestra, due canestri, la sicurezza e si gioca; anche perché questi sono i campi che abbiamo e vanno usati tutti. Questa è l’occasione di generare un grande piano per gli spazi sportivi nei parchi, nelle piazze, nei patronati dove diamo ai cittadini associati il controllo e la manutenzione, responsabilizzando i nostri giovani che giocano ad avere strutture dove poter giocare e far giocare. Spazi usati e non lasciati in ostaggio a vandali e violenti.

Chiediamo alle Associazioni trasparenza, legalità, spirito civico. Pretendiamo da loro che si occupino dei bambini e dei ragazzi, evitando che si occupino di progetti ambiziosi, invece di occuparsi di rimborsi spesa, fatture, pagamenti e ricerca ossessiva di sponsorizzazioni, spesso in ‘barba’ alla legge. Evitiamo che coltivino idee avulse dalla realtà che hanno come obiettivo vittorie evanescenti o promozioni che sono solo ‘medaglie di cartone’ spesso utili alle assurde ambizioni di personaggi qualsiasi. Combattiamo le piccole ‘enclave’ dove ognuno è geloso delle proprie cose e magari vive sulle sconfitte degli altri.

Sarebbe l’occasione per creare un grande progetto di crescita di un associazionismo diffuso, aperto alle idee nuove, a servizio del territorio; Associazioni che sono comunità di persone che si sentono parte, Associazioni che si occupano di quello che accade e non del solo orticello, o del piccolo campioncino da coltivare facendo strame degli altri, perché può portarci il piccolo contributino; Associazioni sensibili alle grandi emergenze e che con tutte le forze disponibili combattono l’egoismo, i piccoli interessi e le grandi meschinità.

Questa è l’occasione, ora, adesso.

L’emergenza sanitaria prima o poi finirà e non ci fermerà un periodo dove dovremo convivere con guanti e mascherine; non abbiamo paura di questo se sapremo cambiare e pensare al nostro mondo in modo diverso. Solo così la frase che sentiamo spesso in queste settimane ‘torneremo migliori e più forti di prima’ avrà un senso.

Castellana Basket AD

 

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